Due nostre studentesse che hanno svolto il quarto anno all’estero ci raccontano la loro esperienza in una intervista doppia:

Francesca Laghi (esperienza in Nuova Zelanda)

Sofia Federici (esperienza in Canada)

Perché hai scelto questa esperienza?

Il terzo anno di liceo (che ho svolto presso un altro liceo italiano, prima di trasferirmi al San Raffaele) è stato per me un anno molto impegnativo e il clima che si era creato iniziava a diventare troppo opprimente. Avevo bisogno di allontanarmi per prendere fiato e iniziare un percorso che mi avrebbe migliorato sia a livello scolastico, sia personale. Volevo dimostrare ai miei genitori e professori che ero autonoma e in grado di organizzarmi; ma forse in fondo dovevo solo dimostrarlo a me stessa.

Ho scelto di fare questa esperienza per avere la possibilità di confrontarmi con persone con una diversa cultura, lingua e soprattutto con uno stile di vita completamente differente da quello italiano. Inoltre il semestre all’estero è stato un completamento del progetto che il liceo San Raffaele promuove ogni anno, il quale prevede uno scambio culturale con una scuola in Belgio, a cui io stessa avevo partecipato l’anno prima e avevo trovato molto interessante. Una delle ragioni principali per cui sono partita per il Canada è sicuramente il fatto di voler diventare più autonoma e saper gestire in modo più maturo le situazioni.

Qual è stata la tua paura più grande prima della partenza?

Sono una persona che si adatta facilmente ai cambiamenti, quindi non ero preoccupata per la nuova realtà con cui sarei entrata in contatto, lo ero molto di più per la lingua: temevo, soprattutto durante le lezioni, di non riuscire a seguire o di non essere in grado di farmi capire adeguatamente.

Le mie più grandi paure prima della partenza erano quelle di non trovarmi bene con la famiglia, di lasciare i miei amici italiani e di non trovarne nuovi con cui poter condividere l’esperienza.

Cosa ti è mancato maggiormente dell’Italia quando eri all’estero?

Potrà sembrare una risposta scontata ma, quando si sta un anno lontano dall’Italia, si capisce veramente quanto siamo fortunati. Il cibo italiano è il migliore. Il desiderio di un buon piatto di pasta arriva a tutti dopo aver provato la pasta precotta in busta.

Durante il periodo all’estero ho sentito la mancanza della mia famiglia e dei miei amici, ma che fortunatamente ho potuto sentire attraverso le videochiamate. In particolar modo ho notato la differenza della qualità del cibo.

Le tue aspettative circa questa esperienza sono state soddisfatte?

Sono partita cercando un’avventura formativa e umana. Per certi aspetti le mie aspettative sono addirittura state superate (come ad esempio il mio coinvolgimento nella squadra di pallavolo della scuola vissuto fino al campionato Nazionale delle scuole Superiori, tenutosi in Australia). A livello umano, poi, posso dire di aver trovato quello che non sapevo di cercare: profonda apertura oltre la forma e le apparenze, amicizie profonde.

L’esperienza è andata decisamente oltre le mie aspettative. Mi sono trovata veramente bene a scuola, la famiglia mi ha accolto in modo molto caloroso e mi ha fatto sempre sentire a mio agio e inoltre ho fatto amicizia con tantissime persone provenienti da diverse parti del mondo. Ciò mi ha anche insegnato a superare la paura dell’ignoto e a vedere le cose da un altro punto di vista.

Come hai vissuto il problema della pandemia mentre eri in Canada/Nuova Zelanda?

Sono stata molto fortunata a passare un momento così difficile e nuovo con una famiglia sempre attenta e preoccupata. Nonostante il pensiero per amici e parenti in Italia, l’atmosfera in casa era serena: cercavamo di svolgere attività diverse per occupare il tempo in modo produttivo. E’ stato un periodo fruttifero per lo studio ma anche per rafforzare il rapporto con la mia famiglia e migliorare le mie qualità di chef.

Per fortuna a Vancouver il Covid ha causato una situazione molto meno critica rispetto all’Italia, per cui ho affrontato la pandemia con molta più serenità e meno pressione, anche se mi trovavo lontana da casa. Purtroppo anche in Canada hanno dovuto chiudere le scuole, per cui ho seguito le lezioni online per circa tre mesi.

Quali differenze hai evidenziato tra la nostra scuola e la scuola canadese/neozelandese?

La scuola neozelandese è molto diversa dalla scuola italiana, a partire dalle strutture imponenti e estese che comprendono edifici separati, ognuno dedicato ad una materia differente. Le possibilità offerte dalla scuola sono davvero numerose: dalle discipline più diverse (cucito, teatro, ospitalità, etc…), a una gamma incredibile di sport svolti a livello nazionale che spazia dallo sci e alla vela. Gli studenti già dal terzo anno sono considerati come studenti indipendenti a cui vengono affidati numerosi compiti a casa, mentre le lezioni in aula sono meno impegnative e più attente agli aspetti pratici che a quelli teorici.

Il modello scolastico canadese è diverso: si può personalizzare il percorso di studi aggiungendo ai corsi obbligatori anche alcuni facoltativi. In Canada la scuola inoltre riveste un ruolo protagonista nella vita dei ragazzi poiché, oltre allo studio vengono collegate e organizzate molte altre attività, quali lo sport, le attività teatrali, musicali e artistiche.

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