L’attesa dell’esistenza, il tempo che non passa, due solitudini che s’incontrano e si scontrano, Aspettando Godot.
Un’opera che parla dell’uomo contemporaneo, opera-manifesto di quello che è passato alla storia come “Teatro dell’assurdo”.
Un teatro dove nulla è come che sembra, dove i dialoghi acquistano un ritmo incessante, dove l’umanità degli anni ’50 si confronta e riflette.

E oggi? Gogo e Didi li ritroviamo a Malpensa nel weekend, impiegati insoddisfatti e tiranneggiati da un capo che li costringe ad aspettare tale cliente Godot per “prelevarlo”. L’unico problema è che non ricordano né la provenienza, né il numero del volo, e neppure l’orario d’arrivo ma solo che dovranno aspettarlo all’uscita 35.
Un’attesa snervante, un’occasione per riflettere sulle loro vite, sul loro passato, e su un futuro incerto, accompagnati di volta in volta da tanti personaggi che partono o arrivano: un sospetto cialtrone che dice di essere un rifugiato politico, una coppia scoppiata in partenza per le tanto guadagnate vacanze, un dittatore in cerca di una patria, un pilota smemorato.

“L’assurdo”e il “non-sense” diventano occasione di risate ma anche di riflessione. In fondo Beckett sembra dirci che tutti siamo Gogo e Didi, alla ricerca continua di una felicità, di una motivazione, in cerca di un domani, in cerca di qualcosa che si spera arrivi….in cerca di Godot.

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